Stadiazione del tumore endometriale1
Una volta confermata la diagnosi di carcinoma endometriale è importante distinguere se la malattia è localizzata, avanzata o metastatica. È, quindi, fondamentale verificare se le cellule tumorali si siano diffuse ad altre parti dell’organismo.
Nel 2023 la FIGO (International Federation of Gynecology and Obstectrics) ha pubblicato una nuova stadiazione del tumore dell’endometrio. Questa classificazione è molto complessa in quanto si basa su una serie di caratteristiche molecolari della malattia e pertanto è da considerarsi ad uso esclusivo degli addetti ai lavori3.
In questa sede ci sarà utile sapere che la malattia è confinata all’utero nell’80% dei casi e in tal caso è quasi sempre sufficiente il solo intervento chirurgico come terapia. Se la malattia è al di fuori dell’utero o se presenta dei “fattori di rischio” patologici allora un team multidisciplinare valuterà il trattamento più indicato per quella paziente.
I “fattori di rischio” sono legati alla presenza di caratteristiche patologiche e molecolari della malattia e si definiscono con l’esame istologico e la caratterizzazione molecolare a carico del medico patologo.
Il team multidisciplinare è composto da varie figure professionali mediche (ginecologo chirurgo, ginecologo oncologo, anatomo-patologo, radiologo, radioterapista, genetista) che insieme interagiscono per personalizzare il percorso terapeutico della singola paziente. Il documento a cui tali figure si riferiscono sono le nuove Linee Guida della Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO) edite nel 2025.
La novità della stadiazione FIGO 2023 è che le caratteristiche molecolari della malattia diventano parte integrante dei fattori istologici tradizionalmente valutati e quindi ESGO raccomanda l’esecuzione dei test molecolari su tutti i carcinomi dell’endometrio.
I test molecolari consistono nella ricerca di POLE, delle proteine di riparo del DNA (MLH1, PMS2, MSH2, MSH6) e della mutazione di TP53.
La caratterizzazione molecolare ha due risvolti pratici molto importanti: da un lato consente di definire il rischio di recidiva della malattia (basso rischio – rischio intermedio – rischio intermedio-alto e rischio alto) e dall’altro ha quindi un’implicazione pratica per la scelta terapeutica.
Vale la pena pertanto sottolineare la massima attenzione nel verificare che l’esame istologico sia corredato dalle suddette valutazioni.