SOLUZIONI TERAPEUTICHE PER IL TUMORE DELL’ENDOMETRIO
Dott.ssa Valentina Tuninetti
La medicina di precisione rappresenta una delle più grandi rivoluzioni nell’oncologia. Scopriamo come gli approcci personalizzati hanno migliorato la diagnosi e la gestione del tumore dell’endometrio, nonché la vita delle pazienti.
Le soluzioni terapeutiche
Il trattamento del tumore endometriale si basa sull’utilizzo di diversi approcci: chirurgia, radioterapia, terapia medica.
Chirurgia1
Il trattamento chirurgico del tumore all’endometrio, a seconda dell’estensione loco regionale, prevede solitamente l’asportazione dell’utero, ovvero intervento chirurgico di isterectomia.
L’isterectomia può essere associata alla annessiectomia bilaterale (asportazione di utero, ovaie e tube di Falloppio).
Quando si parla di isterectomia radicale ci si riferisce ad una particolare tecnica chirurgica con la quale, per motivi legati all’estensione della malattia, si asporta anche una parte del tessuto adiacente al collo dell’utero1.
Radioterapia1
La radioterapia è una tecnica che utilizza delle radiazioni calibrate appositamente per colpire le cellule tumorali e viene di solito utilizzata a complemento di altre strategie terapeutiche, solitamente come terapia adiuvante dopo l’intervento chirurgico per diminuire il rischio di recidive. Nel caso del tumore endometriale può essere effettuata sia a fasci esterni con irradiazione di tutta la pelvi oppure con tecnica intravaginale (brachiterapia)1.
In casi selezionati di pazienti che non possono essere sottoposte a intervento chirurgico la radioterapia può rappresentare l’unica terapia per la malattia.
Terapia medica1
Chemioterapia1
Lo schema classico di chemioterapia viene ripetuto ogni 21 giorni e solitamente prevede una combinazione di due farmaci, Carboplatino e Taxolo (nella maggior parte dei casi).
Tra gli eventuali effetti collaterali più comuni ricordiamo: nausea, vomito, alopecia ovvero transitoria perdita dei capelli, astenia (= stanchezza) e neuropatie periferiche (= alterazione della sensibilità a livello delle mani e /o dei piedi, talvolta comparsa di dolori a livello delle estremità).
La nausea è l’effetto collaterale più gestibile grazie all’utilizzo preventivo di mirati farmaci anti-nausea che sono somministrati sia in concomitanza del trattamento (i farmaci anti-nausea sono parte integrante e imprescindibile della premedicazione) sia a domicilio per i primi giorni (3-7 gg a seconda dei farmaci chemioterapici utilizzati e delle preferenze della paziente). Con gli schemi chemioterapici attuali e con gli schemi di profilassi attualmente in uso il vomito è oggi molto meno frequente rispetto al passato.
Recentemente sono stati immesse in commercio dei sistemi con cuffie refrigeranti che, grazie al raffreddamento del cuoio capelluto, limitano l’apporto di sangue ai bulbi piliferi e possono aiutare nella prevenzione dell’alopecia. Bisogna però dire che questi sistemi riescono a controllare molto bene solo l’alopecia derivante dall’uso di bassi dosaggi di taxolo e pertanto non sono efficaci con le dosi comunemente impiegate nel setting adiuvante.
Terapia ormonale
I tumori dell’endometrio con espressione dei recettori ormonali (identificati sull’esame istologico) possono essere trattati con farmaci ormonali (medrossiprogesterone acetato, inibitori di aromatasi, tamoxifene) che rallentano la crescita tumorale grazie all’interazione di queste molecole con i relativi recettori presenti sulle cellule tumorali1.
Nuove terapie
L'immunoterapia è stata recentemente approvata dagli organi regolatori (EMA ovvero Agenzia Europea dei Medicinali) come trattamento di prima linea per le pazienti con carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente in associazione alla chemioterapia2,3,4,5, indicazione che si va ad aggiungere al trattamento in monoterapia o in associazione ad anti-angiogenetici nelle pazienti con carcinoma endometriale avanzato o ricorrente andato in progressione durante o dopo una precedente terapia a base di platino rispettivamente con o indipendentemente dalla presenza di difetti nella riparazione del danno al DNA1.
Si tratta di un approccio innovativo e rivoluzionario che utilizza anticorpi monoclonali in grado di ripristinare la funzione delle cellule del sistema immunitario, che è spesso disattivata dal tumore stesso. In tal modo il sistema immunitario non è più paralizzato dal tumore e può riconoscere e attaccare le cellule tumorali.
Follow-up1
Ogni centro utilizza approcci clinici e strumentali differenti, in questo caso non esiste una linea guida univoca per tutti.
Solitamente i controlli di follow up sono più frequenti nei primi anni dopo la conclusione delle cure e tendono a diventare meno frequenti con il passare del tempo1.