L’incidenza globale della malattia nel 2022 è stata di circa 325.000 casi mentre a livello nazionale l’incidenza è stimata in circa 6000 nuovi casi all’anno1,2.
Per una donna la possibilità di ammalarsi di tumore ovarico nel corso della vita è di circa 1,2%3.
Nonostante i numeri sembrino piccoli in realtà questa patologia è estremamente pericolosa e soprattutto subdola.
Il 75% delle nuove diagnosi avviene infatti quando la malattia è avanzata e questo ha delle implicazioni notevoli in senso prognostico e terapeutico. La difficoltà diagnostica del tumore ovarico dipende soprattutto dalla aspecificità dei sintomi che spesso possono essere confuse con difficoltà digestive indirizzando verso accertamenti confondenti e terapie inutili.
I più recenti dati della letteratura mostrano come negli ultimi 20 anni sia stata osservata una riduzione della mortalità di circa il 3% per anno. Questo miglioramento dipende da una serie di iniziative terapeutiche, tra cui l’implementazione dell’uso dei contraccettivi orali che, come è noto, riducono il rischio di sviluppare la malattia di circa il 30-50%4. Un altro fattore che sta portando alla riduzione della mortalità è rappresentato dalla procedura di annessiectomia profilattica. L’annessiectomia profilattica consiste nell’asportazione di tube e ovaie in donne giovani e sane, nelle cui famiglie è presente una spiccata familiarità per tumori ovarici e/o mammari, dopo il completamento della loro vita riproduttiva.
Uno studio di meta-analisi condotto su più di 9000 donne portatrici di mutazione di BRCA1/2 ha riportato che l’asportazione di ovaie e tube bilateralmente (salpingo-ooforectomia bilaterale) riduce il rischio di cancro ovarico dell'81% in 4 anni5.